The Omissis Project Slow NewsSlow down and go deeper. Rallenta e approfondisci. Sono le regole base del movimento Slow News, nato nel 2011 “per un consumo critico dell’informazione” dall’idea del giornalista Peter Laufer (oggi docente di giornalismo alla Oregon School of Journalism and Communication) che ne ha anche redatto il manifesto.

Rallentare e approfondire sono anche i due pilastri su cui si basa il metodo di The Omissis Project: nessun aggiornamento “a ciclo continuo”, nessuna notizia della lunghezza di un tweet.
Tre pubblicazioni a settimana: il martedì, il giovedì e il sabato; inchieste a puntate, fuori dai complottismi e dal giornalismo che antepone interessi politici ed economici alla ricerca dei fatti e delle loro verità. Niente breaking news 24/7né cronaca da peep show. La linea di The Omissis Project sarà la ricerca dei nervi scoperti di una Repubblica basata sulle zone d’ombra e sugli interessi convergenti di poteri (teoricamente) antitetici.

Dettagli e contesto. È con queste due lenti d’ingrandimento che vengono scelte e raccontate le storie di The Omissis Project. Perché nell’epoca della connessione perenne, in cui si può fruire di una notizia ovunque, in qualunque momento e su qualunque supporto – e nonostante questo ci si ferma spesso al solo titolo da condividere – la parola d’ordine deve tornare ad essere “ragionamento“.
Se l’approfondimento giornalistico diventa una vecchia abitudine per nuove tecnologie (“What Isis Really Wants“, articolo di maggior successo del 2015 lungo 10.000 parole, è lì a dismostrarlo), significa che anche il tempo che investiamo come lettori, come consumatori di notizie acquista maggior valore. Perché, riprendendo la domanda di fondo del movimento-Slow news, impiegarlo informandoci male?

C’è un mondo lì fuori, aperto a chi lo vuole scoprire.
Si tratta solo di non andarci con le Vacanze Grande Viaggio.

[Tiziano Terzani]