Andrea Intonti, giornalista freelance non iscritto all’Ordine dei giornalisti. Osservo il mondo seguendo le linee dei centri di potere e dei traffici internazionali.

Nato a Prato nel 1986, cresciuto tra la Toscana e la Campania con un lungo “intervallo universitario” presso l’Alma Mater di Bologna, dove mi sono laureato in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale (Compass) nel marzo 2015 con una tesi sul sistema dei gruppi di pressione. I primi articoli firmati – e spesso pagati in visibilità – portano la data del 2009. Da quel momento, tranne gossip, cucina e poco altro ho coperto praticamente tutte le possibili aree tematiche del giornalismo, dalla cronaca locale all’economia, dalla politica agli esteri con una particolare predilezione per tutto ciò che ruota intorno a droga, armi e traffico di esseri umani.

Mini Cv

  • maggio-settembre 2015: redattore per il blog-rivista Mangiatori di Cervello, per il quale sono stato per poco tempo anche caporedattore Attualità;
  • 2013-2014: redazione articoli per il giornale online The Blazoned Press (non più esistente, qui una schermata recuperata grazie alla Wayback Machine);
  • 2011-2013: redattore, caporedattore redazione Sicilia, caposervizio esteri e vice-caporedattore del giornale online InfoOggi.it;
  • 2009-2010: redattore del giornale online Report On Line;

Nel 2015 ho inoltre pubblicato un articolo per l’edizione cartacea di settembre del mensile Altreconomia (leggibile qui: “Alla fiera della sorveglianza“) nell’ambito di una più ampia inchiesta sull’industria della cybersorveglianza, occupandomi anche di deep web, virus informatici e cracking governativo.

Dal 2017, con questo blog, inizia il mio lavoro di approfondimento sulla memoria sucia italiana.

Mi interessano i non detti, gli omissis delle storie, «quello che succede dieci centimetri più a destra e dieci centimetri più a sinistra dello schermo del televisore». E poi nomi, cognomi, collegamenti, intrecci. Dettagli, insomma. Gli unici aspetti che possono spiegare davvero il contesto di una storia, rimettere insieme «i pezzi disorganizzati e frammentari» della realtà, intrecciando la cronaca di oggi con la storia – anche quella con la maiuscola – di ieri.

Perché sono un giornalista senza tesserino?
Perché c’è qualcosa di profondamente sbagliato in un Ordine che dietro ai premi giornalistici (alcuni dei quali realizzati da testate che non pagano i propri redattori) permette che i propri iscritti percepiscano compensi come quelli segnalati da Carlo Gubitosa e non fa chiudere quelle testate – regolarmente registrate in Tribunale – che truffano aspiranti pubblicisti facendo pagare a loro stessi il tesserino.
Per altri spunti interessanti sull’utilità dell’Ordine dei giornalisti puoi leggere gli interventi di Andrea Di Tizio per l’Istituto Bruno Leoni, Giuseppe Lo Bianco e Antonio Armano per il Fatto Quotidiano, Raimondo Bultrini per Repubblica e Domenico Murrone per Aduc.

Inoltre, che non sia il tesserino a fare il giornalista lo dimostrano storie come quelle di Antonio Mazzeo, Beppe Alfano e Antonio Russo.

Post scriptum

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