Le Gladio di Giacomo Pacini e la guerra anticomunista in ItaliaDa dove nasce Gladio? Dall’accordo Sifar-Cia del 1956, certo, ma anche – e forse soprattutto – dallo scontro tra le due grandi Chieste italiane: quella cattolica e quella comunista. Uno scontro che nasce lungo la frattura della Guerra Fredda, nel bel mezzo del secondo dopoguerra, e che si protrae fino alle bombe e agli omicidi degli anni Settanta e Ottanta.

È lungo questa frattura che indagano le 336 pagine di “Le altre Gladio. La lotta segreta anticomunista in Italia. 1943-1991” edito nel 2014 da Einaudi e scritto da Giacomo Pacini, ricercatore e saggista dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea (Isgrec) di Grosseto. che nel suo lavoro di ricerca ha ampiamente affrontato tanto il tema delle stragi contro i civili durante la Seconda guerra mondiale quanto il ruolo dei servizi segreti nell’Italia Repubblicana. Proprio a lui si deve, inoltre, quello che fino ad ora è l’unica ricostruzione sulla storia dell’Ufficio Affari Riservati, dal 1948 al 1974 al vertice della polizia politica italiana «al diretto ed esclusivo servizio del Viminale, indipendente rispetto a qualunque altro apparato informativo allora esistente in Italia».

Attraverso l’ampia indagine negli archivi e nella documentazione dell’epoca, lo studio di Pacini permette di capire come questa organizzazione, in realtà, sia stata molto più utile sul fronte interno quanto su quello atlantico. Sappiamo che Gladio viene sviluppata dalla Nato – da qui l’accordo tra i servizi segreti italiani e statunitensi – come organizzazione paramilitare clandestina da attivare in caso di invasione di un esercito straniero, che in quegli anni di blocchi contrapposti significa minaccia comunista.
Un’attività che verrà misteriosamente resa nota dall’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti il 18 ottobre 1990, portando alla richiesta di impeachment per l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Le #Gladio di Giacomo Pacini: Nato, partigiani e...Giulio Andreotti (#recensione) Condividi il Tweet

Ma seguendo il vecchio adagio per il quale il modo migliore per nascondere qualcosa è metterlo in bella vista, con quell’annuncio Andreotti dà un nome ad un’organizzazione di cui era certa l’esistenza, ma della quale non si sapeva molto altro. La Gladio “pubblica” serve però a nasconderne la parte segreta, quella cioè che porta fin nel cuore della lotta partigiana – e tra i partigiani – del secondo dopoguerra.
Una storia glocale che si sviluppa in un momento della storia partigiana forse dimenticato – o forse, più propriamente, fatto dimenticare – quando sul confine orientale dell’Italia si sviluppa lo scontro tra le brigate comuniste “Garibaldi” e le “Osoppo”, di ispirazione prettamente cattolico-liberale in cui rientravano tutte le forze partigiane non comuniste. Uno scontro che nasce per la vicinanza dei garibaldini alla Jugoslavia titina e che porta al neofascismo veneto e all’omicidio di Aldo Moro, sullo sfondo della paura atlantica di un’Italia troppo vicina al mondo sovietico.

Che l’eccidio sia una storia scomoda per tutte le parti politiche lo dimostra un dato eloquente. Sull’eccidio di Porzûs (video) che i gappisti realizzano contro gli osovani tra il 7 e il 18 febbraio 1945 – e nel quale verrà ucciso anche Guido, fratello minore di Pier Paolo Pasolini – nel 1997 viene realizzato un film, per la regia di Renzo Martinelli, messo in onda da Rai Movie per la prima volta nel 2012, ben quindici anni dopo la sua realizzazione.

Con il suo lavoro di ricerca su Gladio Pacini mette in fila nomi, date e colpe senza cedere alla tentazione di trasformare il libro in un “processo postumo”. “Le altre Gladio. La lotta segreta anticomunista in Italia. 1943-1991” è anche un perfetto esempio di quanto sia prezioso il lavoro dello storico – che in Italia non gode certo di grande fama – nella ricostruzione delle pagine nere della nostra Repubblica, cercando di fissare i punti certi di un passato che la nostra coscienza nazionale non ha ancora elaborato e in cui tutti hanno le proprie colpe, senza distinzione di colore e fede politica. È proprio Pacini, in un articolo, a spiegarlo:

Non fu un reato combattere il comunismo; la lotta anticomunista in Italia (anche nella sua dimensione segreta) fu del tutto legittima e nei primi anni novanta l’allora sinistra commise un grave errore allorché criminalizzò indistintamente l’intero universo anticomunista mettendo legale ed illegale dentro un unico calderone. Ma è altrettanto vero che in questi ultimi anni da destra si è persa un’occasione storica per fare chiarezza una volta per tutte sul ruolo che determinati settori del neofascismo hanno avuto in alcune delle più drammatiche vicende della nostra storia. Perché la lotta anticomunista in Italia ebbe anche delle gravi degenerazioni che alla luce dei documenti oggi disponibili non ha senso continuare a negare. Una certa pubblicistica di sinistra ha fatto di queste degenerazioni l’unica chiave interpretativa della storia dell’Italia Repubblicana, come se il cinquantennio democristiano possa essere descritto come una sorta di catena di complotti per fermare il Pci. Il che è grossolano e soprattutto non corrisponde alla realtà.